Decisi che tutto sommato mi sarei divertito comunque, ma prima avevo qualcosa di urgente da fare. Se non mi fossi sbrigato ad avvertire John del cambio di piani, avrebbe potuto rovinare tutto.
Mi rivolsi nuovamente al gruppo.
<<Metterci in viaggio ora sarebbe un suicidio. La temperatura è così bassa – e inoltre continuerà a scendere – che saremmo impediti nei movimenti, e quindi delle facili prede per i lupi. Dividetevi in coppie, cercate della legna e mettete su un fuoco. Ovviamente i feriti anche lievi sono esentati. Io devo allontanarmi per alcuni controlli, questione di qualche minuto>>.
Uno di loro osò protestare. <<Io ho una riunione Mercoledi, non posso permettermi di perdere tempo prezioso. Propongo di incamminarci subito. Siamo in tanti e sapremo difenderci come si deve>>. Mentre parlava, mosse un bastone che teneva tra le mani, mimando i movimenti di un giocatore di baseball.
Mi avvicinai a lui in silenzio. Tutti si fermarono a fissarmi, e anche lui rimase immobile. Quando fui abbastanza vicino da sentire il suo fiato fetido, gli presi il viso con la mano, e cominciai ad accarezzarlo piano. Con la mano libera, la destra, afferrai i miei occhiali da sole tondi dalla tasca interna del giaccone, e li indossai. Continuai a carezzargli il viso serio per circa un minuto, poi mi voltai e mi congedai dal gruppo in completo silenzio.
Non occorse voltarmi per sapere che era rimasto impietrito a fissarmi mentre mi allontanavo.
Tornai alla radura in cui ero stato qualche tempo prima. Una rapida occhiata tra gli alberi mi fece capire che la lupa aveva trovato il suo cucciolo. “Mi conviene far presto” pensai.
Estrassi il mio telefono satellitare dallo zaino, ovviamente rimasto intatto nonostante l' impatto. Si trattava di un oggetto piuttosto costoso, e per precauzione l' avevo tenuto al sicuro.
Composi l' unico numero in memoria, quello di John il quale per fortuna rispose quasi subito.
<<John, sono io>>.
<<Che fine hai fatto>> mi aggredì lui immediatamente <<Per poco non saltava tutto>>.
Il mio silenzio bastò a farlo tacere. <<E' precipitato l' aereo. Risultato, sono tra la neve dei carpazi, il piano salta, e devo fare i conti con un branco di babbei spaventati. Sembrano delle adolescenti in una via buia>>.
Sentii John imprecare tra i denti. <<Ma come il piano salta! Non possiamo Jack, abbiamo dedicato troppo tempo e fatica>>.
Cominciavo a perdere la pazienza, e il tono petulante di John mi infastidiva come null' altro.
<<Senti un po', abbozzo di umano, hai capito cosa è successo? E' caduto l' aereo, stop. Non si fa più nulla. A Copenaghen, gli illusi porteranno avanti il loro inutile meeting indisturbati, mentre io mi occuperò di alleggerire la crosta terrestre da inutili vite umane. Questo è quanto>>. Non appena terminata la frase, chiusi la conversazione senza attendere risposta, e tornai tra gli altri.
Li trovai ammucchiati come un gregge in preda al terrore, mentre urlavano disperati stringendosi a vicenda. “Una rissa?” pensai inizialmente.
“No, la lupa”. Avvicinatomi, notai il grosso esemplare ringhiare di fronte al gruppo. Probabilmente nonostante il terrore, i superstisti si domandavano come mai non attaccasse. La risposta era semplice, si trattava di circa venti persone. Erano troppe anche per lei, doveva aspettare il resto del branco, o attendere che qualcuno si dividesse stupidamente dagli altri, per scappare. Segretamente, speravo che qualcuno lo facesse. Sarebbe stato divertente vedere uno di quegli imbecilli, dibattersi sotto le fauci avide della lupa. Quando la donna borghese mi vide, cominciò immediatamente a indicarmi, e dal gruppo cominciarono a levarsi grida disperate di aiuto. Si rivolgevano a me, ero la loro unica speranza. Il pensiero mi fece sorridere, ma fortunatamente da quella distanza non potevano vedere la mia espressione. Mi avvicinai cauto. Una bestia di quelle dimensioni evidentemente in preda alla rabbia, era pericolosa anche per me. Estrassi il pugnale e lo incastrai tra le labbra, poi mi inchinai a raccogliere un sasso abbastanza grosso, ma che non fosse troppo pesante per poter essere lanciato. La lupa mi individuò. Ero solo, e per questo un facile bersaglio. Si avvicinò velocemente, con passo silenzioso ma sostenuto, e in breve mi fu di fronte. Il gruppo guardava con il fiato sospeso lo scontro che si preannunciava mortale. Aspettai che la lupa mi balzasse addosso, e quando la vidi prepararsi per il salto, mi preparai a mia volta. Il tutto avvenne così velocemente, che senza l' adrenalina in corpo non avrei mai potuto reagire in tempo utile. Scagliai la pietra sulle fauci spalancate della belva proprio un istante prima che mi fosse addosso. L' animale si ritrasse guaendo, ma in poco tempo riguadagnò la posizione d' attacco. Nel frattempo avevo preso in mano il pugnale, e prendevo una decisione sul da farsi. Avrei potuto provare a lanciare il pugnale, ma se avessi sbagliato, avrei sicuramente perso la vita. L' alternativa, meno rischiosa, era tenere il pugnale e attendere l' occasione buona per affontarlo nel corpo dell' animale. Era necessario che lo colpissi in un punto vitale, come il collo o la testa, o sarebbe stato inutile. Mentre ero immerso nei miei pensieri, fui attaccato nuovamente. Stavolta la lupa attaccò verso il basso, tuffandosi verso la gamba. La schivai per un pelo girando su me stesso, e senza esitare un attimo, cercai di affondarle il coltello nella schiena. Riuscii solo a ferirla lievemente vicino alla coda, e la lotta proseguì. Se tutto fosse proseguito in quella maniera, prima o poi i suoi attacchi sarebbero andati a segno, e avrebbe avuto la meglio. Ma dopo averla ferita, sentii che qualcosa era cambiato. Sentii la mia cattiveria, la mia amata cattiveria, scorrermi nelle vene possente. Sentii la rabbia, sentii il piacere di infliggere dolore e sentii una nuova forza pervadermi. Buttai il pugnale a terra, non mi serviva più. Per prima cosa, disorientai il mio avversario. Senza alcun preavviso, mi buttai a terra, proprio accanto a lei. Rotolai velocemente : non dovevo fermarmi nemmeno per un istante. Le afferrai una zampa, quella posteriore, e la sollevai di scatto con forza, poi mi alzai in piedi e diedi uno strattone in torsione. Sentii un crack e vidi la pelle del lupo lacerarsi. Immediatamente, sferrai un calcio violento all' altra zampa posteriore, e l' animale cadde a terra, prendendo a dimenarsi.
Feci attenzione a non mollare la presa sulla zampa fratturata, e cominciai a girare attorno al lupo ridendo come un forsennato. Più giravo più la zampa si attorcigliava e più i lamenti si facevano forti finchè a un certo punto, l' arto si staccò rimanendo nella mia mano. Con un gesto felino lo conficcai nella bocca spalancata della bestia, e poi cominciai a calciare la testa con tutta la forza di cui ero capace. Continuai qualche minuto, nonostante la mia vittima fosse inequivocabilmente morta.
Quando fui stanco di quel movimento monotono, raccolsi il pugnale e lo utilizzai per estrarre gli occhi giallissimi del canide. Li masticai con rabbia, e afferrai la mascella del cadavere. Forzandone l' apertura fino a farla schioccare, estrassi la zampa conficcata poco prima. Poi cominciai ad aprire e chiudere ritmicamente la bocca del lupo, e con una voce in falsetto dissi <<Ehi ciao sono lupo. Ho attaccato Jack e sono morto. Adesso rimarrò fermo qui per sempre. Perchè Jack è forte, Jack è cattivo. Jack è malloo>>. Infine, mi rimisi in piedi, sputai sulla carcassa e tornai dagli altri, i quali mi fissavano ammutoliti.
<<Che c' è?>> chiesi, guardando in direzione del cadavere <<Avreste preferito una lupara bianca?>>. Evidentemente fui l' unico a trovare l' affermazione divertente. Josh mi prese da parte.
<<Jack, non metto in dubbio che tu ci abbia appena salvato la vita. E nemmeno che tu sia l' unico ad avere esperienza in un posto come questo. Ma ho paura che i tuoi metodi come dire.... Non proprio ortodossi, comincino a spaventare le persone di là>> mi disse a bassa voce.
<<Cosa intendi con metodi “non ortodossi”? Avresti usato premura nell' uccidere una bestia feroce che ti vuole sbranare?>>.
Josh tacque per un attimo. <<No. Ma infierire sul cadavere, il gesto violento con la signora Ricucci e.... Quegli occhiali. Insomma la tua figura è alquanto ambigua al momento>>.
Ancora eccitato per il combattimento, sentii che la furia tornava a salire.
Afferrai quel damerino per il colletto, e lo scossi come un tappeto impolverato.
<<Apri bene quelle orecchie mielose essere umano di riserva. Io vi sto offrendo il mio aiuto, se la cosa non vi sta bene fatevi avanti e arrangiatevi per conto vostro. Bada bene, non ho alcun tornaconto dall' aiutare anche voi>>. Non resistetti e gli sferrai un pugno allo stomaco, mentre mi avvicinavo ad abbracciarlo, di modo da camuffare il mio gesto.
Quando mi separai da lui, vidi che era rimasto senza fiato, ma annuì in silenzio.
“Bene, il moccioso ha capito la lezione”.
Intimai agli altri di sbrigarsi con la legna. La maggior parte di essi temeva nuovi attacchi da parte dei lupi e dovetti rassicurarli dicendo loro che in caso di pericolo sarei intervenuto personalmente. Evidentemente mi consideravono più feroce delle suddette bestie poiché tutte le volte annuivano palesemente rassicurati e si affrettavano con le ricerche.
In pochi minuti, avevamo legna sufficiente ad alimentare un fuoco per l' intera nottata. Alcuni, riuscirono a recuperare degli abiti pesanti dall' aereo, prendendoli alle persone che non erano sopravissute allo schianto.
Aspettai sveglio che tutti si fossero addormentati. Poi mi godetti la vista di quelle povere vittime, le quali dormivano tranquille non sapendo ancora quali atroci sofferenze avrebbero dovuto affrontare.
Nella sinfonia di suoni e rumori notturni, mi sistemai gli occhiali e risi in silenzio.
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